Bruce Springsteen in Italia a ottobre

Musica e video musicali, cosa ci piace oltre a Michael, cosa ascoltiamo tutti i giorni, gli artisti, le altre passioni musicali dei fans del re del pop.
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Bruce Springsteen in Italia a ottobre

Messaggio da Baldo » 14 luglio 2006, 21:00

Bruce Springsteen tornerà in Italia a ottobre per 7 date con la sua Seeger Sessions Band:

01.10.2006 Palamalaguti, Bologna
02.10.2006 Palaisozaki, Torino
04.10.2006 Villa Manin, Udine
05.10.2006 Arena, Verona
07.10.2006 Arena Santa Giuliana, Perugia
08.10.2006 Giardini della Reggia, Caserta
10.10.2006 Palalottomatica, Roma

Io ho già il biglietto per Bologna... \:D/

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Ultima modifica di Baldo il 2 ottobre 2006, 11:22, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da Baldo » 19 luglio 2006, 0:03

Venerdì 21 alle 23:50 su Italia 1 il concerto di Bruce a Londra del 9 maggio 2006! =D>
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TG COM

Messaggio da Baldo » 2 ottobre 2006, 11:23

In Italia la festa country del Boss
Il tour si chiude il 10-10 a Roma

Con 17 elementi sul palco che suonano violini, basso tuba, trombone, tromba, sassofono, banjo e il pianoforte, Bruce Springsteen ha proposto al pubblico bolognese i brani del suo ultimo cd "We Shall Overcome: The Seeger Sessions". Le altre tappe del tour italiano del Boss sono Torino (2 ottobre), il 4 a Udine, il 7 a Perugia, l'8 a Caserta e il 10 a Roma. E' stato pubblicato una edizione speciale di "We Shall Overcome" con cinque nuovi brani.

L'atmosfera che porta sul palco Springsteen è quella delle feste di campagna, la stessa che pervade "We shall overcome", il suo ultimo album in cui rende omaggio alla musica di Pete Seeger. Una svolta musicale che lascia perplessi i fan più intransigenti e quelli che amano le maratone rock con la E street band. In un certo senso è l'evoluzione diretta delle sue prove acustiche, dove però sostanzialmente era da solo.

Pete Seeger è ancora oggi, a 87 anni, un simbolo di impegno di sinistra e le sue canzoni, prima fra tutte "We shall overcome", sono state e sono inni alla pace e all'eguaglianza sociale. Ovvio che in mano a Bruce, artista sensibile a temi simili, acquistino una intensita' speciale anche quando vengono trasformate in una sorta di combinazione tra le gighe irlandesi, New Orleans e il più puro country americano.

Del Bruce classico si ascoltano due brani, "Atlantic city" e "The river". Per il resto la scaletta è composta quasi interamente dai pezzi dell' ultimo album: "John Henry", "Jesse James", "Old dan tucker". Dove diventa veramente irresistibile è in "Pay me my money down", così come in quando trasforma la sua orchestra in una sorta di versione di Count Basie. Springsteen ha dimostrato il suo incredibile carisma appropriandosi di "When the saints go marcing in", il brano cardine del jazz di New Orleans che lui interpreta come una preghiera laica. Finale con "American land", il nuovo ritratto dell'America d'oggi che Springsteen descrive come un posto dove i valori democratici sono sotto attacco.

"Nella musica americana c'è molto passato, qualcosa è cambiato e qualcosa no - racconta Springsteen -. Ho sempre amato il folk e suonando con questi musicisti, che ho conosciuto attraverso Soozie Tyrrell, violinista della E street band, ho avuto l' occasione di fare qualcosa di diverso dal rock'n roll che in fondo e' basato sugli stessi schemi. Mi sto divertendo moltissimo e mi sto togliendo delle grandi soddisfazioni".

SORPRESA SPRINGSTEEN, CINQUE NUOVI BRANI

Bruce Springsteen ha voluto inserire nell'ultimo disco "We Shall Overcome: The Seeger Sessions - American Land Edition" 5 brani inediti oltre a sequenze esclusive tratte dal repertorio dal vivo, materiale fotografico e video musicali mai visti. Le canzoni sono: "How Can A Poor Man Stand Such Times And Live", "Bring 'Em Home" e "American Land", "Buffalo Gals" e "How Can I Keep From Singing".

Springsteen ha composto "American Land" e l’ha eseguita dal vivo a New York e in New Jersey. Il brano è ispirato al testo di "He Lies in the American Land", una toccante poesia composta da un operaio immigrato di origine slovacca. Versi che Pete Seeger ha successivamente tradotto e prodigiosamente trasposto in musica.

A commento del brano "How Can A Poor Man Stand Such Times", lo stesso Bruce Springsteen racconta: "E’ stato scritto da Blind Alfred Reed e registrato un mese dopo il crollo finanziario del '29 che ha annunciato la Grande Depressione. L’ho ascoltato per la prima volta dall’album di debutto di Ry Cooder (1970). Gli siamo davvero debitori per l’arrangiamento. Ho conservato il primo verso di Reed e ne ho scritti altri tre con il pensiero rivolto alla grande prova di coraggio che la gente di New Orleans ha dovuto affrontare quest’anno".

Composto da Pete Seeger durante la guerra del Vietnam, "Bring 'Em Home" ha subito acquistato un valore corale all’interno del movimento di opposizione alla guerra. Springsteen ha registrato il brano per la prima volta nel gennaio 2006. Ha poi aggiunto la voce in uno studio di Oslo durante il tour europeo. La sua versione, interpretata più volte nel corso del tour della Seeger Sessions, propone numerosi nuovi versi che si collegano un brano del passato su un tema di grande attualità "When Johnny Comes Marching Home".

"Bring 'Em Home" è stato scritto nel 1965 ed è stato in origine pubblicato sull’album di Seeger del 1971 "Young vs. Old".
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IL TEMPO

Messaggio da Baldo » 2 ottobre 2006, 11:24

Springsteen beffardo spiega dove il suo Paese ha sbagliato L’incubo più grande, la guerra: «Non sappiamo come uscirne»

dall'inviato STEFANO MANNUCCI BOLOGNA — «I valori della democrazia americana sono sempre più sotto attacco». Seduto sul palco, le gambe ciondoloni, la camicia scura aperta sul petto come a dire: sparate, avanti. Sembra un vecchio perditempo che da un muretto sbrecciato del New Jersey guardi - fino a dove l'occhio può immaginare - cosa stia diventando il suo Paese. Non lo ha fiaccato la delusione elettorale di due anni fa, quando si espose personalmente per Kerry. Springsteen resta in prima linea, armato del potere sovversivo di canzoni nate cinquanta, cent'anni fa, ma ancora così brucianti e, in modo obliquo, rivoluzionarie. Perché l'America, e per estensione il mondo intero, sta andando dannatamente peggio che mai. E Bruce te lo racconta, col suo mezzo sorriso beffardo - il De Niro sbandato di "Taxi Driver" che ti provoca soffiando: "Hey, stai dicendo proprio a me?". L'ultimo cantastorie d'Oltreoceano, azzarda qualcuno. «Oh, da noi c'è sempre bisogno di qualcuno che racconti, attraverso la musica o il cinema, come vanno le cose. I repubblicani hanno vinto perché avevano gente di quel tipo, dei narratori elettorali che hanno saputo battere il tasto dell'affetto e della paura. Io non voglio imporre il mio punto di vista a nessuno, cerco solo di presentarlo, voglio spiegare cosa abbia reso grande l'America e dove abbiamo sbagliato. La mia nuova canzone "American Land" parla del prezzo che siamo costretti a pagare quando perdiamo di vista i nostri valori più sani». Springsteen è in Italia per inaugurare il segmento europeo del suo tour autunnale: ieri a Bologna, e poi per altre sei date, fino al concerto romano del 10 ottobre. «E con questo voglio ringraziare tutti i miei fans italiani, che ci hanno sostenuto per tanti anni. L'ultima volta che abbiamo suonato qui, in maggio a Milano, mia moglie Patti mi propose di fare un giro più lungo da queste parti. Solo che lei, dopo il concerto di Verona, tornerà a casa per badare ai ragazzi: sapete, devono andare a scuola». Mica le elementari, ormai frequentano le high school. Ma lui, con una smorfia da killer taglia la lingua a quanti volessero chiedergli della sua presunta crisi matrimoniale con Mrs. Scialfa. Meglio lasciarlo parlare di robe serie: nella nuova edizione del cd «We shall overcome - the Seeger sessions», in uscita proprio oggi, ci sono (oltre a prezioso materiale video in un dvd arricchito di contenuti), ben cinque canzoni in più: tra queste, la vertiginosa «How can a poor man stand such times and live», ripensata da Bruce sul canovaccio di un brano popolare del '29, e adattata alla tragedia dell'uragano Katrina. Con l'ombra perfida di un Bush che spunta sulla scena del disastro, dice alle vittime «sono con voi», e poi gira i tacchi. E ancora, «Bring 'em home», l'inno pacifista che Pete Seeger aveva composto ai tempi del Vietnam e che il Boss ricolloca nella cornice irachena. «L'ho mischiata con altri versi di "Johnny comes marching home", che risale ai tempi della guerra civile, e l'ho ricollocata davanti a questa terribile tragedia. Portiamo a casa i nostri ragazzi al fronte. Non abbiamo le chance di finire questa guerra, né sappiamo come uscirne. Non capisco come gli Stati Uniti abbiano avuto di nuovo bisogno di mettere in moto la macchina bellica. Non lo capivo prima, e meno ancora adesso». E poi "American Land", dove Springsteen omaggia gli «immigrati, che sono sempre stati presenti nella storia del mio Paese. Quando ero ragazzo c'erano molti operai afroamericani, ma anche italiani, meticci, messicani, irlandesi, sempre in lotta per trovare il loro posto nella società». L'ha scritta lui, ma pare una giga d'epoca. «Beh, i musicisti che mi accompagnano sul palco sembrano una cittadina musicale, che rappresenta ogni angolo degli Stati Uniti, con i loro ritmi corali, gioiosi, gli shuffle di New Orleans, i gospel, il folk, le big bands, lo swing. Il rock è un tempo solo, qui ci sono mille battiti. Anche se non conosci il disco, al concerto puoi sentirti come a casa. Questa orchestra è un patrimonio di tutti: e mi permette di intrecciare la storia di queste canzoni con le mie, cercare le radici comuni e creare un nuovo miscuglio. E' un esperimento per trovare il filo che lega il passato al futuro. Quando trovi le radici del folk ci vedi dentro tutto il mondo: perfino l'Africa, dove le parole che narrano i drammi della sopravvivenza si accompagnano a musiche piene di gioia. Per dire, abbiamo ripreso la mia vecchia "The River" e con il nuovo arrangiamento sembra nata cent'anni fa in una bettola di Dublino». Bruce è conquistato da questa fase esplorativa della sua carriera - la fertilizzazione di radici nascoste del patrimonio musicale americano - e annuncia: «Tornerò sicuramente a ripetere l'esperienza con la Seeger Sessions Band, perché mi procura una gioia incontenibile». Allora è finito il tempo della gloriosa E Street Band? «No, ho scritto nuove canzoni per i miei amici, ma ancora non sono abbastanza. Io porto molti cappelli, devo solo trovare quello che al momento mi attrae di più. Mi piace il mio rock, ma anche la ricerca sul folk. E amo perfino suonare da solo. Non so cosa farò in futuro, ma neppure quale sarà la sequenza del concerto di stasera. È un processo creativo che sorprende anche me, a ogni momento». E se ne va, cercando quella chitarra che - dopo trent'anni lì sopra - ancora gli brucia tra le dita.
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CORRIERE DELLA SERA

Messaggio da Baldo » 2 ottobre 2006, 11:29

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Al via il nuovo tour europeo: sette le date italiane
Springsteen a Bologna tra folk e vecchi hit
Al PalaMalaguti 11mila fan per la nuova serie di concerti con la Seeger Sessions Band. «Musica di lotta e speranza»


BOLOGNA — È partita la decade springsteeniana. Da Bologna il Boss ha dato il via con successo al tour europeo che prevede, mai accaduto prima, ben sette show in Italia. E di Italia il rocker ha parlato, al termine del sound check pomeridiano. Lo fa spiegando «American Land», l'inedito inserito nella nuova versione di «We Shall Overcome», album-progetto dedicato alla riscoperta dell'opera dell'eroe del folk Pete Seeger. «È una canzone sugli immigrati, un argomento — dice lui, pieno di collane e braccialetti di corda e in immancabili jeans — sempre presente nella storia statunitense. Mi ricordo che quando ero ragazzo c'erano molti operai e raccoglitori di patate afroamericani, ma anche italiani. Oggi abbiamo meticci e messicani. Ma è sempre la stessa storia: una lotta per affermarsi e trovare spazi. "American Land" parla anche di irlandesi. E per me, metà italiano e metà irlandese, funziona benissimo».

Anche nel testo che, fra le famiglie che puntano all'America terra promessa spuntano gli Zerilli, cognome che ricorda la madre. Davanti agli 11 mila del Palamalaguti Bruce si presenta su un palco con scenografia retrò fra velluti e lampadari in cristallo pieni di candele, assieme a una superband di 17 elementi. Sembra una festa di paese (ad altissima fedeltà): violini, banjo, fisarmonica, coristi, chitarre e ottoni. Ma i brani parlano di tutt'altro. Di quell'America operaia, povera e dimenticata che nei secoli ha cantato il suo orgoglio e la sua disperazione. Come quel «John Henry», operaio morto per combattere l'avanzata delle macchine durante la costruzione di una ferrovia. Con questa storia si apre il concerto. Si continua a ballare con «O Mary Don't You Weep» e «Old Dan Tucker», prese sempre da «We Shall Overcome». «Andando alle origini del folk ho riscoperto le radici della world music. Testi pieni di lotte e speranze, ma con ritmi gioiosi». Rispetto al tour primaverile, questa volta c'è un po' più spazio per il repertorio classico. La prima ad arrivare è «Atlantic City». Seguita da una sorpresa che dimostra quanto il percorso di riscoperta sia stato interiorizzato da Bruce e non si tratti solo di una parentesi nella carriera: «The River» riletta in chiave irish. Una chicca che da domani impazzerà nei siti pirata su internet. «Avrebbe potuto essere stata scritta un secolo fa: una ballad da taverna irlandese», spiega. E fra le altre «If I Should Fall Behind», «My City of Ruins». Su «We Shall Overcome» c'è un raccoglimento quasi religioso e «Pay Me My Money Down» ritorna a scatenare le danze. Finale con un'altra novità: fra una «When the Saints...» da pelle d'oca e la chiusura con «American Land» c'è «This Little Light of Mine» ricca di venature gospel. Della nuova esperienza il Boss è felicissimo: «Mi piace la sua diversità dal rock: qui non ci sono le chitarre dure che amo, ma è tutto caldo, c'è un suono che dà il benvenuto. Anche se uno non conosce il disco riconosce subito elementi del passato, presente e futuro della musica Usa: dalle big band all'est Europa al klezmer».

Ma il rock non lo ha dimenticato: «Mi piace usare tanti cappelli: questo, quello da solista, quello rock. Sto già scrivendo pezzi per la E Street Band», annuncia. Si sente l'ultimo cantastorie? «C'è sempre bisogno di qualcuno che racconti storie. La gente li segue sempre, nel bene e nel male. Anche alle ultime elezioni, i repubblicani hanno vinto perché ne avevano di più belle, efficaci o terrificanti. Io racconto le mie e non voglio dire alla gente cosa pensare, ma raccontare quello che ha reso grande l'America e dove abbiamo sbagliato». Un errore, lo racconta in «Bring 'Em Home» (che non è però nello show): «Seeger l'aveva scritta per la guerra in Vietnam. Io ho aggiunto dei versi nuovi (in parte adattati da una canzone della Guerra civile e in parte scritti da Musselman durante l'invasione dell'Iraq ndr). Non capivo prima e non capisco nemmeno adesso perché abbiamo bisogno di un esercito: è una tragedia terribile». Quella di Bologna è stata la prima data del tour autunnale del Boss. Ne seguiranno altre sei da qui al 10 ottobre: oggi a Torino, il 4 a Udine, il 5 all'Arena di Verona in uno spettacolo che si preannuncia un incanto, il 7 a Perugia, l'8 a Caserta e chiusura il 10 a Roma. «Ringrazio i fan italiani che mi seguono sempre e anche mia moglie Patti Scialfa che aveva insistito molto per fare un lungo giro qui. Però lei deve tornare a casa (dopo la data di Verona ndr) perché i figli hanno la scuola». Tra quelli che contraccambiano, i molti fedelissimi che si sono già prenotati una maratona rock. Per esempio Tommaso, 33 anni, milanese: «Sarò a tutti i concerti, tranne Caserta. È dalla prima media che seguo Springsteen: me lo ha fatto conoscere il padre di un mio compagno di classe. Quando sono depresso ascolto una cassetta dove ho registrato dai bootleg dei concerti tutte le sue risate».
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LA SCALETTA DI BOLOGNA

Messaggio da Baldo » 2 ottobre 2006, 11:31

John Henry
O, Mary Don't You Weep
Old Dan Tucker
Eyes On The Prize
Jesse James
Atlantic City
The River
My Oklahoma Home
If I Should Fall Behind
Mrs. McGrath
How Can A Poor Man Stand Such Times And Live?
Jacob's Ladder
We Shall Overcome
Open All Night
Pay Me My Money Down
My City Of Ruins
You Can Look (But You Better Not Touch)
When The Saints Go Marching In
This Little Light of Mine
American Land
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Messaggio da Baldo » 15 ottobre 2006, 11:03

Parte del concerto di Verona è stato trasmesso da Radio 1:
http://rapidshare.de/files/36636468/Bru ... _.mp3.html

PS- Pata ma dov'eri finito venerdì sera?? :evil:
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